3/11/13

Una fioca luce gettata sulla triste scienza | Jean-Paul Fitoussi: ‘Il Teorema del lampione’

Marco Bascetta  |  È un atteggiamento usuale e sempre più frequente tra i seguaci di una dottrina economica spiegare i guasti evidenti scaturiti dalle proprie ricette con l'argomento che queste ultime non sono state applicate fino in fondo o con il dovuto zelo: non è stato privatizzato a sufficienza; il lavoro non è stato reso abbastanza flessibile; la spesa sociale non è stata ridotta quanto necessario per abbattere la pressione fiscale sulla libera impresa, e così via. Non c'è da sorprendersene. Quando si fa poggiare la dottrina su una assiomatica, sulla pretesa di agire secondo la razionalità indiscutibile di una tecnica matematica, che sbaraglia il vacuo accapigliarsi delle opinioni, l'errore non può risiedere nei postulati, ma solo nella loro negligente applicazione, nella debolezza degli agenti. Del resto è fin dalle sue origini che la «triste scienza» si propone come indagine e illustrazione di quelle «leggi di natura» che guidano in ogni suo aspetto la vita dell'homo oeconomicus e cioè dell'essere umano tout court. La promessa di benessere dell'economia liberista non teme smentite, non si lascia turbare dai capricci della contingenza,

Vana ricerca del buon governo

Antonio Negri  |  Una bella lezione di umiltà ci dà Carlo Galli con questo libro: Sinistra, per il lavoro, per la democracia (Mondadori, Milano, 2013). È un libro umile non perché semplificato in ossequio ai militanti democratici o evasivo rispetto alle ragioni elettorali che lo situano ma perché qui un intellettuale di grande spessore vuole sperimentare il suo sapere nella lotta politica e metterlo al servizio di una parte. Senza voler prendere in giro nessuno, direi, sulle orme di Hadot e Foucault, che qui ci si trova dinnanzi ad un vero e proprio “esercizio spirituale” che si colloca (mi si permetta di aggiungerlo) nella miglior tradizione del Partito Comunista Italiano. Al di là di questo, il libro non ha nulla di “comunista” se non una piccola (ma importantissima) – come chiamarla? – “derivazione” sulla quale torneremo alla fine di questa recensione.
Sono cinque capitoli di fattura diversa. Il primo e il secondo sono saggi di uno storico del pensiero politico. Alla fine del novecento, egli si interroga su quali siano state le figure specifiche e le

Hannah Arendt | La banalidad del mal en su contexto

Enzo Traverso  |  La reflexión arendtiana sobre Auschwitz plasmada en su libro de 1951 no era empero completa ni definitiva. Diez años más tarde, el juicio a Eichmann le dará la oportunidad de volver a sus anteriores análisis, tanto para confirmar los postulados como para matizar o revisar ciertos juicios. Arendt aceptó sin la menor duda la proposición de la revista New Yorker de acudir a Jerusalén. El hecho de asistir a las sesiones de dicho juicio –escribía en 1960– le permitía “cumplir una obligación” con su pasado; permaneció en Estados Unidos durante los juicios de Nuremberg y ahora quería ver “a esa gente en carne y hueso” /40. Ver y escuchar a los verdugos era una ocasión nueva, quizás única, para tratar de vislumbrar el misterio de un abismo de

Not@s editoriales

Karl Marx & Friedrich Engels: Prólogos a varias ediciones del Manifiesto del Partido Comunista Flacso
'Das Kapital' fully digitized — Instituto Internacional de Historia Social de Amsterdam
Karl Marx: Prólogo a la primera edición alemana de El Capital — El Viejo Topo
Manuel Sacristán: Prólogo de la edición catalana de El Capital — Rebelión
Jaime Ortega Reyna: Marx y Freud en América Latina — AcademiaEdu
Andrea Baldazzini: Note su “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel — Pandora
Las ediciones de la obra de Gramsci — Mundo Untref
Reyes Mate: Correspondencia entre Theodor Adorno & Gershom Scholem: razón y mística — ABC
Reseña crítica de 'The Limehouse Golem': caza al asesino, la búsqueda de un psicópata en el Londres de finales del siglo XIX — El Mundo