21/9/13

Jonathan Coe, il progresso in un'opera aperta

Giovanni Dozzini  |  Ci sono le spie, c'è lo humour, c’è l’amore. C’è molta malinconia, e una continua ricerca del senso ultimo della storia e dell’idea di progresso che alla fine assume la forma concreta di un dubbio irresolubile, così come quello che riguarda da sempre il rapporto tra realtà e immaginazione – o, in questo caso particolare, tra realtà, immaginazione e memoria. E poi c’è l’arguto ed efficacissimo congegno che lentamente mette ogni cosa al proprio posto, come dovrebbe accadere nei migliori esempi di letteratura. Expo 58, il nuovo romanzo di Jonathan Coe, è davvero notevole.

Di più: sarebbe sciocco temere di sbilanciarsi dicendo che si tratta del migliore lavoro dello scrittore inglese da molto tempo a questa parte. Pare piuttosto evidente che sia così. In questo romanzo Coe s’allontana dal presente, con tutte le sue implicazioni tecnologiche e la sua folle velocità, che aveva cercato di scandagliare con alterne fortune nel suo ultimo I terribili segreti di

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